Un tuffo nel passato ad Ascoli Piceno: Via Pretoriana

Percorrere l’antica via che attraversa il centro storico di Ascoli Piceno equivale a fare un viaggio nel tempo, alla scoperta della storia cittadina

Informazioni utili
  • Autore: Prof. Giorgio Giorgi, storico dell’arte
  • Fotografo: Pierluigi Giorgi, photographer

Via Pretoriana è l’antica via che attraversa il centro storico di Ascoli Piceno e che sale verso l’antico “Capitolium”: costituisce il prolungamento  estremo di quello che comunemente viene considerato il “cardo massimo” dell’assetto viario di età augustea.

Ripercorrere l’antica arteria cittadina equivale ad un viaggio a ritroso nella storia. L’affanno per l’erta salita si attenua grazie alla singolare suggestione degli scorci delle rue e dei passetti che si alternano ai vari edifici che fiancheggiano la via, con le tipiche botteghe artigianali negli stessi locali che in passato richiamavano la curiosità dei montanari con i muli carichi di prodotti dagli sperduti borghi della Valle Castellana.

A partire dall’imponente palazzo a destra che mostra una incompleta facciata settecentesca, sovrapposta a edifici medievali, dove ai due monumentali portali bugnati corrispondono finestre con timpano spezzato e l’elegante balcone angolare sostenuto da elaborati mensoloni di travertino.

Proseguendo, a destra, superato l’arco della rua intitolata allo scultore ed orafo Pietro Vannini, in Rua delle Convertite fa bella mostra una leggiadra bifora gotica, l’unica integra delle tante inserite nei prospetti modificati.

Sul lato opposto, fra Rua del Ponte Oscuro e la suggestiva Rua dell’Arco, un palazzetto, con due portali trecenteschi ad arco falcato, ci propone al piano superiore delle finestre con cornici  guelfe, in origine ripartite da pilastrini posti in corrispondenza delle mensole leonine dei davanzali.

Più avanti, al civico 45, è molto significativa la facciata rinascimentale proveniente da un edificio demolito in via Buonaccorsi, con eloquenti iscrizioni sugli architravi dei tre portali.

Sulla sinistra una ripida rampa conduce all’ex Convento con Chiostro e Chiesa di S. Domenico, in passato ricco di polittici di Carlo e Vittore Crivelli.

A metà della rampa si innalza un palazzo con portale bugnato sovrastato da un elegante loggiato del tardo cinquecento, appartenuto ai monaci Olivetani, che nel XVIII sec.  vi impiantarono una fabbrica di maioliche, rilevata in seguito dalla celebre famiglia di organari e maiolicari ascolani, da cui uscirono famosi scultori ceramisti come Giorgio Paci.

Proseguendo l’ascesa della via Pretoriana, si giunge infine all’incrocio con via Betuzio Barro, dove resta in evidenza la base di una delle tante torri gentilizie che si elevavano nell’area della cosiddetta Piazzarola.

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