Le Chiese storiche da vedere ad Ascoli Piceno: San Francesco

Ad Ascoli Piceno, la Chiesa di San Francesco è un edificio monumentale che fa da cornice alla splendida Piazza del Popolo, oltre che uno scrigno di importanti opere d’arte

Informazioni utili
  • Autore: Lella Palumbi, esperta di storia dell’arte
  • Fotografo: Pierluigi Giorgi, photographer

 

La monumentale Chiesa di S. Francesco di Ascoli Piceno chiude nel lato nord la splendida Piazza del Popolo ed è sicuramente da annoverare tra i principali punti di interesse storico-artistico cittadini, da non perdere se si decide di trascorrere una vacanza nel capoluogo piceno. E’ opera di transizione dal romanico al gotico, costruita nell’arco di quasi tre secoli. Le cronache cittadine raccontano il passaggio di San Francesco ad Ascoli avvenuto nel 1215: il Poverello di Assisi conquistò con la sua predicazione trenta giovani che si ritirarono in preghiera sul vicino Colle San Marco.

La prima comunità francescana si insediò in origine fuori dalle mura cittadine, in Campo Parignano, dove oggi sorge la romanica chiesa dei Ss. Pietro e Paolo, già dei Ss. Matteo e Antonio. I francescani ottennero nel 1257 dal papa Alessandro IV e dal ministro generale Bonaventura da Bagnoregio (futuro San Bonventura), il permesso di vendere la loro residenza extra moenia e di acquistare con i proventi uno spazio all’interno della città, “in vico qui scadya nominatur”.

La prima pietra fu posta nel 1258 ed il tempio fu consacrato nel 1371, seppure non terminato. All’inizio la Chiesa fu intitolata a San Giovanni Battista da Giovanni Acquaviva, vescovo della diocesi. Nel corso del ‘400 si compie la costruzione delle cappelle laterali e dei matronei e si innalzano le due agili torri seppure con quasi venti anni di distanza l’una dall’altra. Il ‘500 è il secolo in cui si volta il soffitto: prima le due navate laterali, poi la navata centrale e poco più tardi anche le volte a lunetta delle cappelle laterali e dell’altare maggiore. Finalmente nel 1549 con l’erezione della cupola i lavori si possono dire terminati.

L’interno è scandito da dieci pilastri poligonali che dividono l’aula in tre grandi navate, la pianta è a croce latina. Trasformata nel ‘700, seguendo il gusto dell’epoca con l’aggiunta di elementi barocchi, la chiesa viene riportata alla semplicità francescana nel 1852-58. Sono pochi gli elementi che ne interrompono la linearità: sul quarto pilastro di sinistra è addossato il pulpito in travertino del 1607 su disegno di Antonio e Ventura Giosafatti; sempre sulla sinistra, ma all’inizio della navata, una nicchia conserva un prezioso crocifisso ligneo, ritenuto miracoloso perchè durante il suo trasferimento dal vicino Palazzo dei Capitani alla chiesa, avrebbe perso sangue. Le cronache cittadine fanno risalire l’avvenimento all’incendio del Natale 1535 che colpì il palazzo anzianale. Tra i testimoni dell’evento viene annoverato anche Cola dell’Amatrice che fu chiamato dal Vescovo per accertarne la veridicità.

Nel braccio sinistro del transetto si conservano le reliquie del Beato Corrado Miliani (1234-89) confratello di Girolamo Massi a cui predisse l’elezione a Papa: Fra’ Girolamo diverrà nel 1288 il primo Papa francescano della storia con il nome di Niccolò IV.

Sulla parete della navata destra, accanto all’ingresso laterale, è il monumento funebre della contessa Costanza Cavina Saladini, morta in giovane età, che il marito commissiona ad Ignazio Cantalamessa, arricchito da statue di Emidio Paci.

Merita una menzione la ricca sagrestia, a sinistra dell’altare maggiore. Vi si conservano infatti armadi in noce realizzati su disegno di Biagio Miniera e Giuseppe Giosafatti, ed opere pittoriche di Nicola Monti.

Il lato destro della chiesa di San Francesco si affaccia su Piazza del Popolo, a cui è rivolto il maestoso ingresso laterale sul quale, nel 1510, viene posto il monumento a Papa Giulio II come riconoscimento per aver liberato la città dalla tirannia di Astolfo Guiderocchi e del figlio Gianfrancesco. Lo stesso Papa li fece rinchiudere nella rocca di Forlì.

Sulla destra del portale, addossata alla prima abside, viene inserita nel 1639 un’elegante Edicola Barocca, eseguita da Lazzaro Morelli, allievo e collaboratore del Bernini, dedicata alla Madonna di Reggio. Davanti all’edicola venivano fatti passare i condannati a morte per un’ultima preghiera. Oggi l’icona della Madonna è stata sostituita da una splendida terracotta del Paci.

La facciata principale, che si affaccia su Via del Trivio, è scandita da tre portali gotici. Quello centrale è arricchito da colonnine sostenenti leoni stilofori e pinnacoli con statue di S. Francesco e S. Antonio. Nella parte più bassa sono presenti colonnine a forma di canne d’organo che mostrano parti consunte dall’uso degli ascolani di farle suonare.

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