Itinerari archeologici ad Ascoli Piceno: Corso Mazzini, andata e ritorno

Tra le arterie che attraversano il centro storico di Ascoli Piceno, Corso Mazzini ci racconta una lunga storia che parte nel I secolo avanti Cristo

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Il viaggio di andata inizia nel 2013, con le indagini archeologiche effettuate in occasione dei lavori di riqualificazione di Corso Mazzini, tra le vie principali del centro storico di Ascoli Piceno. Basta scavare pochi centimetri per incontrare i poderosi muri del trecentesco convento di Sant’Onofrio, demolito all’inizio del XX secolo per lasciare il posto agli edifici della Fondazione CARISAP e delle Poste Italiane. E basta scavare un po’ vicino alle fondazioni di palazzo Parisani e palazzo Gallo per fare delle magnifiche scoperte: un muro in opera quasi reticolata, di epoca romana, lungo oltre tenta metri. E poco più in basso ecco che imponenti basoli, blocchi di travertino levigati, ci mostrano il piano stradale di un decumano, la strada romana che attraversava la città da est a ovest. Ma si continua a scavare e finalmente si raggiunge la scoperta più importante: un’altra strada, un altro decumano, più antico di quello basolato, corre ancora più in profondità, due metri più in basso rispetto a noi, una semplice strada di ciottoli, ma ricca di storia e preziosa fonte di informazioni.

Il viaggio di ritorno inizia quindi nel I sec. a. C., lungo una trafficata strada selciata. La vita scorre tranquilla e indaffarata nelle faccende quotidiane finché non arriva la ribellione al potere di Roma e poi la guerra e l’assedio e alla fine la sconfitta: l’esercito romano mette a ferro e fuoco la città, una parte dei cittadini viene deportata e in alcuni punti della strada si deposita uno spesso strato di macerie. Finalmente con Augusto, decenni dopo, si predispone un imponente cantiere di riqualificazione urbanistica e sulle macerie della vecchia strada si posano i pesanti basoli del nuovo decumano, che attraversa la città da est a ovest. Il margine sud di questa via, è delimitato da un lungo muro in opera quasi reticolata, che serve a contenere il dislivello di terreno come un terrazzamento.

Questa strada è stata usata per un lunghissimo periodo, tante genti e tanti carri l’hanno percorsa, fino a consumarla, fino a lasciare impressi nel travertino i solchi delle ruote. I solchi vengono mano a mano riparati con un battuto di tegole e mattoni tritati e qualcuno, forse un operaio sbadato, ha perso nel corso di queste riparazioni una moneta della metà del IV secolo. Ormai la storia dell’impero romano volge al termine, nuove trasformazioni minano alla base il potere centrale e un senso di insicurezza generale si diffonde tra la popolazione delle città. Gli abitanti fuggono o sono decimati da guerre ed epidemie e ad Ascoli ampie porzioni dell’area urbana sono abbandonate a se stesse. Così accade per il decumano, un tempo percorso quotidianamente da centinaia di carri; nessuno si occupa più di tenere pulita la carreggiata, sulla quale poco a poco si deposita un possente strato di terra scura e fango.

Non succede nulla per dei secoli, finché, come accade per altre zone dell’abitato, tra il XII e il XIII secolo si manifesta un nuovo fervore edilizio, sintomatico di una nuova espansione urbana e di una grande vitalità cittadina. Viene in quegli anni costruito il convento di Sant’Onofrio, di cui ci rimangono, come abbiamo visto, ampie porzioni del muro perimetrale che rompe il piano stradale del decumano, ormai sepolto e non più visibile. E più tardi il palazzo Parisani sfrutterà i ruderi del muro romano in opera quasi reticolata utilizzandolo a sua volta come fondazione. Con la demolizione del convento di Sant’Onofrio all’inizio del ‘900 si conclude anche il nostro viaggio di ritorno, si arriva piano piano ai nostri giorni e si torna anche all’inizio di questa storia.

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