La cava di Giuliano Giuliani: un centro d’arte all’aria aperta

La storia di una tradizione tramandata di padre in figlio e di una passione per la scultura

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Negli anni ‘30 le vie del centro di Ascoli Piceno erano animate da un battito forte e costante. Era il suono degli scalpelli provenienti dalle botteghe dei Mastri de Preta e dai fondaci dove gli scalpellini lavoravano il travertino.

La lunga tradizione

Quella del travertino ad Ascoli è una tradizione che arriva da lontano ed una passione che si trasmette di padre in figlio. Così è stato anche per la famiglia di Giuliano Giuliani, scultore e artista marchigiano, che già all’età di 11 anni era in cava per portare da mangiare a chi umilmente lavorava  all’estrazione del travertino, e per rubarne qualche scarto per realizzare le sue prime creature. Il padre dedicò una vita alla ricerca e all’estrazione del travertino, risalendo da Palombare, dove nel dopoguerra furono individuati i primi giacimenti. Il 16 giugno del 1952 Mario Giuliani arrivò a Colle San Marco dove individuò delle ottime sedimentazioni di carbonato di calcio create dal torrente Gran Caso, nelle zona ovest del Pianoro, nell’attuale cava di famiglia. Egli fu, uno dei pionieri non solo nell’estrazione di travertino della zona, ma anche nello stabilizzarsi e creare un’attività sul pianoro, oasi di pace a pochi Km dalla città, dove nei primi anni ’50 non vi era ancora nessuna forma di attività commerciale, ma solo una grande distesa verde ed un Eremo incastonato nella roccia.

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Non è difficile immaginare come il padre e lo zio – che insieme ad altre 10 persone lavoravano in cava – debbano avergli trasmesso l’amore per la natura e la passione per il fare artigiano, al di là delle conosciute fatiche e del sacrificio che questo mestiere comporta. Attualmente delle 13 cave presenti nella zona di San Marco – che fra gli anni ‘60-80’ vissero il loro periodo più fiorente – sono tutte dismesse, compresa quella della famiglia Giuliani, oggi trasformata nello studio all’aperto di un’artista scultore del bianco.

Una vocazione profonda e un animo resistente:

La roccia respira e quella caratteristica compattezza del blocco di travertino sembra liquefarsi fra le mani di Giuliano Giuliani che, con una straordinaria manualità dona nuova forma alla pietra: da materia intatta ad opera vulnerabile, priva quasi di gravità. E’ questa l’impressione che si ha osservando con stupore le opere in lavorazione nel suo laboratorio, appoggiate in alcuni angoli suggestivi della cava. La pietra si piega ad una nuova vita, ma raramente si lascia contaminare da altri materiali o elementi esterni, come lui stesso ammette vada molto di moda nella scultura contemporanea. Nelle sue opere il travertino tende verso forme immaginarie frutto di un lungo processo creativo, che a volte dura anche anni. Il risultato finale? Le sue opere ci appaiono come una pellicola di travertino che interagisce con la luce che trapela dalle sue intime fessure.

La scelta dell’isolamento dalla routine cittadina di Giuliano, rispecchia una vocazione profonda dell’animo, un animo resistente, come quello del travertino. Un legame insolubile quello dello scultore con la sua terra, la sua casa e il Pianoro dove vive con la sua famiglia, tre cani e due cavalli. Un’oasi di bellezza e di pace che sembra essere stata partorita dalla cava stessa che avvolge il parco, nel quale d’estate vengono organizzati dei suggestivi eventi culturali.
Quella utilizzata da Giuliano Giuliani, scultore, docente e artista a 360° è la lingua della pietra, una lingua dura, difficile da trasmettere alle nuove generazioni, ma con la quale ha cercato di permeare anche gli alunni delle Accademie e degli Istituti d’Arte in cui ha insegnato.

Ultime mostre:

Fotografata anche da Mario Dondero negli anni ‘90, l’opera di Giuliani si presenta ad una rappresentazione in bianco e nero che esalta il colore originario del travertino in netta contrapposizione con tutto ciò che lo circonda. Le opere dell’artista ascolano danno mostra di sé in giro per l’Italia e per il globo: Spagna, Francia, come lui stesso fatica a ricordare. Fra le ultime esposizioni c’è anche quella di Brufa (PG), in Umbria –  che ogni anno rinnova il suo matrimonio con l’arte scultorea – dove le opere di Giuliani sono al fianco di artisti internazionali del calibro di Nagasawa.

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